articolo pubblicato nel mensile "La Sentinella" n. 4/2008 il giornale dei soci a cura della Società Nuova fra Militari in Congedo

I NOSTRI FIGLI E I VIDEOGIOCHI:

DIPENDENZA O PASSIONE?

 

Vostro figlio gioca con i videogiochi tutti i giorni?

è un appassionato o un drogato?

Vi siete mai posti questa domanda?

I videogames possono creare una dipendenza?

 

e se si, quanto può influire sulla vita di vostro figlio?

E’ di questi giorni la notizia, che una squadra di ricercatori della Charité University Medicine di Berlino ha iniziato ad indagare sulla dipendenza patologica dai videogame, e sui suoi effetti collaterali.

I test sono basati sul comportamento di 15 videogiocatori, “dipendenti” per loro stessa ammissione, e 15 ragazzi normali che giocano saltuariamente.
Per ora il test, ha dimostrato che i 15 hard-core gamer soffrono maggiormente di reazioni “di desiderio” e malessere, anche solo vedendo immagini di videogiochi (screenshots e varie); ma grazie alla loro assuefazione, i loro occhi sono meno sensibili a visioni inattese.
Ora noi non sappiamo quanto sia utile far vedere(annusare) del “crack” a dei drogati, ma possiamo sicuramente essere d’accordo con la teoria che possano esserci persone completamente assuefatte da videogames.
Qualche mese fa, la notizia
che una famiglia cinese ha citato Blizzard in giudizio, considerandola colpevole della morte di suo figlio (proprio come uno spacciatore): qualche anno fa, il ragazzo, maniaco di WoW, dopo una grande delusione in-game si era gettato dal 24° piano della sua abitazione. I giornali, la TV e Internet sono pieni di storie/leggende di persone completamente distaccate dalla realtà: ad esempio la vicenda di qualche anno fa, dove la polizia cinese (o Giapponese?) aveva scoperto per la prima volta delle ragazzine sotto i 12 anni che offrivano via Internet i loro “servigi” nella realtà, in cambio di aiuto/oggetti magici/denaro

Il cervello umano è la macchina più complessa costruita in natura, ma allo stesso tempo tanto fragile che può essere manipolato dalle macchine artificiali tanto quanto basta per superare quella sottile linea che trasforma l’artista in pazzo!