IL CAVALLO SANFRATELLANO

“Nello splendido scenario dei Nebrodi il Cavallo Sanfratellano è la massima espressione d’incontro tra fauna e flora”

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Il Cavallo Sanfratellano ha più di 900 anni, ed è la razza più antica in Sicilia. Il Cavallo Sanfratellano è molto nevrile, resistente alle avversità climatiche e adatto allo sfruttamento di aree marginali, abituato a vivere allo stato brado, sui monti Nebrodi. per queste sue caratteristiche è stato sempre allevato, con un rapporto quasi simbiotico dagli allevatori del luogo. Da alcuni anni, attraverso la partecipazione a fiere e mostre organizzate in diverse regioni d'Italia, si è voluto inserirlo in un contesto nazionale e farlo conoscere al di fuori dei confini territoriali. Occasioni importanti per vedere una nutrita schiera di esemplari nell'arco dell'anno sono: la Mostra del Cavallo Sanfratellano che si tiene generalmente la prima domenica di settembre e la festa dei tre Santi martiri Alfio, Filadelfio e Cirino che si svolge il 10 Maggio; I Cavalli seguono la processione fino in cima al Monte San Fratello, e chiudono la Festa con la tradizionale cavalcata finale.


Caratteristiche

Completo sviluppo : 5 anni

Peso maschio: 530/580 Kg

Peso femmina: 500/550 Kg

Altezza: 152/158 cm

Stinco: 19/21 cm

Torace: 172/190 cm

Mantello: Varia tra il morello e il baio castano

Qualità: Robusto, muscoloso e preminente


      

  

- La storia della razza. L'origine storica del cavallo di San Fratello non è certa, alcuni sostengono che la razza derivi dai cavalli di battaglia che i Lombardi, fondatori di San Fratello, portarono al seguito della regina Adelaide, terza moglie di Ruggero II. Altri dicono che esso deriva dal cavallo siciliano famoso fin dall'antichità e decantato più volte da scrittori greci e latini. Tuttavia le fonti più attendibili vogliono che esso sia di origine Mediorientale. Sappiamo che i Normanni appresero dai Bizantini la tattica di trasporto e sbarco di truppe di cavalli di linea e ciò avvenne quando i Normanni si recarono in Terra Santa. Il primo sbarco normanno nella fascia del Tirreno avvenne il 13 febbraio 1061 nel porto di Milazzo e in quell'occasione, oltre alle truppe furono sbarcati cavalli di origine Mediorientale prelevati a Gerusalemme in previsione di una battaglia. Essa si svolse l'11 maggio dello stesso anno e quei cavalli vennero impiegati nelle cariche con cavalieri di linea. Dopo l'esito favorevole della battaglia essi abbandonarono i cavalli nei boschi di San Fratello, questa mandria sarebbe servita per il rifornimento delle truppe laddove se ne presentasse l'opportunità. Così ivi nacque l'allevamento per la fornitura militare, che continuò per alcuni secoli ancora, anche sotto i Savoia.

Questa teoria è dimostrata dal fatto che la razza equina del purosangue sanfratellano non presenta nessuna caratteristica simile a quella svevo-germanica o lombarda. I Lombardi che si stabilirono in Sicilia non vennero da conquistatori ma da rifugiati perché liberati dal giogo Bizantino dai Normanni, i primi a scendere in Sicilia a seguito dei Normanni furono quelli scampati dalla Lucania, da Salerno, da Capua e dalle puglie. Essi portarono qui solo il loro dialetto svevo-germanico e gallico misto al dialetto pugliese, principalmente e l'isola linguistica di San Fratello ne è la conferma.

 

Sullo sbarco normanno di cavalli e truppe a Milazzo invece, ne fa ampia descrizione l'inglese Giangiulio Norwich nei "Normanni nel Sud" venuto in Sicilia nel 1061. D'altronde gli arabi che durarono quasi 30 anni fino all'intera conquista della Sicilia da parte dei Normanni, come cavalleria d'assalto adibirono cavalli indigeni di Sicilia e non la loro razza e ciò confermerebbe la teoria che i cavalli furono portati dai Normanni da Gerusalemme. Nel corso dei secoli questo cavallo ha però mutato i propri caratteri somatici perché si è dovuto adattare al clima freddo e rigido dei Nebrodi a al terreno impervio in cui è allevato allo stato brado. Il cavallo è stato in passato oggetto di numerosi incroci con differenti razze per migliorare le sue caratteristiche. Le prime notizie su incroci eseguiti a questo scopo risalgono addirittura al giornale "Lettere, Scienze ed Arti per la Sicilia" edito a Palermo nel 1826. Allora gli accademici siciliani (vi facevano parte anche Manzoni, Pellico, Leopardi e Bellini) chiesero al Parlamento siculo una legge per il divieto d'importo di cavalli dalla Dalmazia, per non incrociarsi con la nostra pura razza indigena che pascolava nella ricca vallata dei Nebrodi, dove il cavallo fu il compagno di eroi, il fulmine di battaglia, l'amico dei potenti, il servitori degli umili. L'isola dialettale di San Fratello ha la fortuna di sentire ancora nei suoi silenti boschi il fulgido galoppo di quel cavallo che corse nelle cariche della pianura di Milazzo nel 1061 e poi con Garibaldi e Bixio nel 1860


foto da "San Frareau un'isola in Sicilia" e da il "Cavallo sanfratellano dei Nebrodi"

informazioni sulla storia della razza, di Rosalia Ricciardi 

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