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San Fratello, 18
Gennaio 2012. Nel corso di un convegno sul dissesto
idrogeologico, svoltosi nell’aula consiliare di
Palazzo dell’Aquila, si sono dati appuntamento i
vertici della Protezione Civile regionale e
provinciale e degli ordini professionali.
Sorprendente la rivelazione dell’ingegnere Giuseppe
Basile, responsabile provinciale del settore che ha
affermato: ”E’ stata scoperta una relazione con
regolare pianta topografica e geologica che già
negli anni ‘90 prevedeva la frana di San Fratello.

Un dissesto
idrogeologico quindi annunciato di cui non è stata
rivelata la fonte professionale ma che, a chiare
lettere, individuava la zona calda del dissesto,
escludendo l’attuale sito franoso del Monte Nuovo”.
Tale affermazione ha sortito l’effetto di una vera
sorpresa nell’intento chiaro di scavare sulle
possibili origini del fenomeno sanfratellano. Una
scoperta a dir poco “archeologica del settore
ingegneristico” e tecnico che purtroppo, a suo
tempo, non è stata comunicata a nessun organo
tecnico o amministrativo comunale o superiore.
Nessuno
a San Fratello, a detta dei responsabili, è stato
mai a conoscenza di una simile comunicazione. Né,
tantomeno, la popolazione che sino a qualche anno
addietro ha regolarmente costruito secondo le norme
vigenti e con le regolari licenze amministrative
versando gli oneri previsti in maniera particolare
dalla legge Bucalossi, per contribuire alla
modernizzazione del territorio ed alla costruzione
dei servizi necessari ove erano mancanti.
Tante le relazioni al
convegno e tante le prese di posizione diversificate
a seconda dei ruoli ricoperti dai presenti. In tanti
i cittadini che si aspettavano dal responsabile
dell’ente attuatore dell’emergenza nel territorio
una qualche relazione sull’attività svolta negli
ultimi mesi, in considerazione del fatto che è
emerso, nel convegno, che le diverse imprese
operanti nel centro montano, sotto le direttive
della Protezione Civile, da alcuni mesi sono ferme.
Il responsabile regionale, ingegnere Pietro Lo
Monaco, si è limitato a comunicare che fra giorni
saranno corrisposte le somme per le autonome
sistemazioni a quanti da alcuni mesi sono stati
trascurati per motivi tecnici. Inoltre che a giorni
saranno effettuate le gare secondo il vecchio
sistema consolidato con le somme urgenze per oltre
40 milioni di euro.
Inoltre l’ingegnere
Cafisu ha relazionato sull’attuale movimento franoso
del quartiere Monte Vecchio e sul dissesto delle vie
San Benedetto, Taormina ed Enna. Secondo i dati
forniti dal radar - ha affermato-, il principale
pericolo in questo momento è rappresentato proprio
da questo quartiere mentre il resto è in messa di
sicurezza.
Saranno
realizzati nuovi pozzi, drenaggi e confluenze di
acque. Il raccordo principale interesserà oltre che
il quartiere Monte Nuovo, le zone della Riana,
Stazzone e San Benedetto. Al convengo oltre che gli
sfollati e le autorità cittadine hanno partecipato
anche i rappresentanti degli ordini dei geologi,
architetti, ingegneri e geometri. A proposito degli
edifici pubblici è stato comunicato che le scuole
medie inferiori potranno essere recuperate, quelle
elementari e materne andrebbero ricostruite sullo
stesso sito con palafitte di cemento armato per
rafforzare il consolidamento e stessa sorte dovrebbe
avere anche la grande chiesa di San Nicolò di Bari.
Insomma, senza alcuna
consultazione con le forze sociali e con i
cittadini, la sezione scientifica dopo ventuno mesi
dal dissesto intende portare avanti le
progettualità, auspicando che i cento ettari di
movimento franoso si fermino definitivamente, che il
fronte della frana di un chilometro e mezzo dal
fiume Inganno al centro abitato ed un chilometro
sull’abitato venga circoscritto. I 1.500 sfollati
sono stati invitati ad aspettare la conclusione
della messa in sicurezza. |