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Anno 2012 / Gennaio

FRANA

San Fratello, il dissesto del 14 febbraio 2010

 

La frana era stata prevista

 

Rivelazione-choc dell’ingegnere Giuseppe Basile

San Fratello, 18 Gennaio 2012. Nel corso di un convegno sul dissesto idrogeologico, svoltosi nell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila, si sono dati appuntamento i vertici della Protezione Civile regionale e  provinciale e degli ordini professionali. Sorprendente la rivelazione dell’ingegnere Giuseppe Basile, responsabile provinciale  del settore che ha affermato: ”E’ stata scoperta una relazione con regolare pianta topografica e geologica che già negli anni ‘90 prevedeva la frana di San Fratello.

Un dissesto idrogeologico quindi annunciato di cui non è stata rivelata la fonte professionale ma che, a chiare lettere, individuava la zona calda del dissesto, escludendo l’attuale sito franoso del Monte Nuovo”. Tale  affermazione ha sortito l’effetto di una vera sorpresa nell’intento chiaro di scavare sulle possibili origini del fenomeno sanfratellano. Una scoperta a dir poco “archeologica del settore ingegneristico” e tecnico che purtroppo, a suo tempo, non è stata comunicata a nessun organo tecnico o amministrativo comunale o superiore.

Nessuno a San Fratello, a detta dei responsabili, è stato mai a conoscenza di una simile comunicazione. Né, tantomeno, la popolazione che sino a qualche anno addietro ha regolarmente costruito secondo le norme vigenti e con le regolari licenze amministrative versando gli oneri previsti in maniera particolare dalla legge Bucalossi, per contribuire alla modernizzazione del territorio ed alla costruzione dei servizi necessari ove erano mancanti.

Tante le relazioni al convegno e tante le prese di posizione diversificate a seconda dei ruoli ricoperti dai presenti. In tanti i cittadini che si aspettavano dal responsabile dell’ente attuatore dell’emergenza nel territorio una qualche relazione sull’attività svolta negli ultimi mesi, in considerazione del fatto che è emerso, nel convegno, che le diverse imprese operanti nel centro montano, sotto le direttive della Protezione Civile, da alcuni mesi sono ferme. Il responsabile regionale, ingegnere Pietro Lo Monaco, si è limitato a comunicare che fra giorni saranno corrisposte le somme per le autonome sistemazioni a quanti da alcuni mesi sono stati trascurati per motivi tecnici. Inoltre che a giorni saranno effettuate le gare secondo il vecchio sistema consolidato con le somme urgenze per oltre 40 milioni di euro.

Inoltre l’ingegnere Cafisu ha relazionato sull’attuale movimento franoso del quartiere Monte Vecchio e sul dissesto delle vie San Benedetto, Taormina ed Enna. Secondo i dati forniti dal radar - ha affermato-, il principale pericolo in questo momento è rappresentato proprio da questo quartiere mentre il resto è in messa di sicurezza. Saranno realizzati nuovi pozzi, drenaggi e confluenze di acque. Il raccordo principale interesserà oltre che il quartiere Monte Nuovo, le zone della Riana, Stazzone e San Benedetto. Al convengo oltre che gli sfollati e le autorità cittadine hanno partecipato anche i rappresentanti degli ordini dei geologi, architetti, ingegneri e geometri. A proposito degli edifici pubblici è stato comunicato che le scuole medie inferiori potranno essere recuperate, quelle elementari e materne andrebbero ricostruite sullo stesso sito con palafitte di cemento armato per rafforzare il consolidamento e stessa sorte dovrebbe avere anche la grande chiesa di San Nicolò di Bari.

Insomma, senza alcuna consultazione con le forze sociali e con i cittadini, la sezione scientifica dopo ventuno mesi dal dissesto intende portare avanti le progettualità, auspicando che i cento ettari di movimento franoso si fermino definitivamente, che il fronte della frana di un chilometro e mezzo dal fiume Inganno al centro abitato ed un chilometro sull’abitato venga circoscritto. I 1.500 sfollati sono stati invitati ad aspettare la conclusione della messa in sicurezza.

di  Salvatore Mangione - GLPress


     

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