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San Fratello, 8 Gennaio 2012.
Secondo appuntamento dei tre in programma dedicati
al ricordo della tragica frana del 1922 che
sconvolse la vita di San Fratello.

Esattamente 90 anni fa, si
consumava il dramma dell’antico borgo dedicato a San
Filadelfio, ribattezzato da qualche secolo "San
Fratello".
Questo paese era in quel
periodo uno dei più potenti della provincia, ben
radicato nelle sue tradizioni che si perdevano nei
secoli, impreziosito dalla bellezza dell’esteso
territorio che culminava nel borgo antico accostato
alla pietra della Roccaforte, formato a sua volta da
un impianto urbano forgiato nella storia da una
cultura multietnica che ne aveva accarezzato l’anima
in vari periodi senza mai dominarla del tutto.

Le divisioni interne, dalla
parrocchia al quartiere di appartenenza, erano ben
forti e visibili a tutti. Ma sull’orlo del destino
che da lì a poco ne avrebbe segnato la storia, il
paese dei Tre Santi e del primo Santo di colore
della Chiesa Cattolica, si addormentava in quella
gelida notte di gennaio con la consapevolezza che
nulla avrebbe scalfito la propria egemonia.

Quei tragici giorni videro
invece ¾ del paese raso al suolo. Il conto fu
salatissimo: 10 chiese (11, se si conta la Chiesa
San Nicolò), l'antico Monastero, il Municipio e
altri uffici pubblici, palazzi nobiliari, pregevoli
abitazioni e case modeste, insomma interi quartieri
spazzati via, fra cui anche la casa di San Benedetto
il moro… persi anche antichi documenti e forse mai
come in quei giorni la ricchezza e la povertà di San
Fratello furono così vicini, perché tutto scomparve
in poche ore sotto gli occhi attoniti di circa
15.000 anime.

Dalle montagne del Caronia dove
un tempo alzando lo sguardo si poteva ammirare a
poche ore di cammino la bellissima cittadina di San
Fratello, adesso si vede il vuoto. Ed il vuoto si
vedeva nei volti delle persone che non hanno atteso
neppure la fine del dramma per cominciare a scavare,
perché quella frana gli aveva rubato tutto.
Nulla fu più come prima! Per
alcuni addirittura San Fratello morì in quei giorni.
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San Filadelfio |
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Morirai fra cent'anni o forse |
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sei morto cento anni fa |
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e non te ne sei mai accorto |
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Il tuo sangue non scorre più |
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ostacolato dalle macerie |
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Il tuo viso è umiliato, |
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distrutto e depresso |
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Come un fiore appassito
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attendi l'inverno |
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per nasconderti |
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sotto la fredda e gelida neve. |
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La materia è niente |
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è l'anima che conta |
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e la tua anima vivrà in eterno. |
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San Fratello, 28 Aprile 2010 |
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La gente, già divisa cominciò
lentamente a tornare a vivere. Il progetto
“delocalizzazione sulla costa” non convinse del
tutto, mentre quello al di là della “Roccaforte”
dava maggiore sicurezza agli allevatori e agli
agricoltori che non dovevano allontanarsi troppo dal
loro mestiere.
La
divisione si consumò nei decenni a seguire con lotte
di potere fra chiesa, nobili e cittadini comuni che
dimenticandosi del loro passato si chiusero in un
bunker di isolamento, scatenando guerre assurde e
ridicole all’interno dello stesso popolo.
Mentre sulla costa la giovane
Acquedolci prendeva lentamente le distanze dal
passato Sanfratellano a causa di anni di
soppressione culturale e ignoranza pubblica, San
Fratello si allontanava dal suo di passato,
ricostruendo senz’anima i nuovi quartieri.
Tutti abbandonarono i vicoli
del piccolo borgo rimasto intatto dopo secoli di
catastrofi naturali alla ricerca dell’abitazione
sulla costa o nel nuovo San Fratello.
Dopo anni di inutili scontri i
due popoli si divisero anche per la legge e così la
fine di quel glorioso passato fu scritta e sancita.
90 anni dopo, il paese sul
monte che ha ereditato oltre al nome un pezzo
importante del glorioso San Filadelfio è ricaduto
nel baratro della calamità e cerca disperatamente di
aggrapparsi alla vita per non gettare nell’oblio ciò
che resta di quella bellissima storia tramandata
dagli anziani. Mentre Acquedolci, che da quel
disastro vide la propria luce, rivede in quel
passato il futuro di un cambiamento che fa paura e
nasconde delle insidie. È da quel passato che si
cerca di rispolverare quell’anima nobile che gli ha
dato la vita, ma che da un po’ di tempo sembra
affievolirsi, perché dimenticata sotto le ruvide
tempeste del progresso che invade tutto senza logica
né criterio. [Carmelo Emanuele] |