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La frana che
colpì San Fratello nel 1922 |
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paesaggio di San
Fratello prima della frana del 1922 - tutto quello che si vede in questa
foto è stato distrutto dalla frana |
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Un disastro annunciato
(tratto dal libro i
"Personaggi storici di San Fratello" a cura di Salvatore Di Fazio) |
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La catastrofica distruzione di San
Fratello cominciò verso l'una di notte tra il 7 e l'8 gennaio 1922,
quando, sotto raffiche di pioggia e di neve, si cominciò ad avvertire un
agghiacciante scricchiolio di muri. Il paese era immerso nel sonno e nel
buio dell'inverno tra i più rigidi di quel secolo. Nessuno tuttavia
avrebbe immaginato cosa sarebbe accaduto di lì a poche ore e quale
immane sciagura si sarebbe verificata allo spuntar del giorno. |
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una delle
storiche vie principali
di San Fratello (foto 1890) che venne cancellata dalla frana |
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Il giovane avvocato Alfio Lo Cicero, che
fino a quel momento aveva vegliato al capezzale della vecchia nonna
ammalata, uscì di casa poco prima che partisse la corriera del mattino
con la quale doveva spedire urgentemente una lettera. Giunto alla
Pescheria vide, nonostante il buio e il nevischio, delle paurose
fenditure sui muri di alcune case ed ebbe il sospetto che qualcosa di
spaventosamente anomalo stesse per accadere. Immediatamente corse alla
Caserma dei carabinieri ed avvertì il maresciallo Scarlatta di quel che
aveva visto. Il sottoufficiale uscì sulla strada con quattro militi per
rendersi conto della situazione e con lui il pretore, avv. Cirincione.
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una cartolina storica di
San Fratello |
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veduta di
San Fratello dalla Roccaforte (zona Castello) |
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Alle 7 del mattino di quel sabato
maledetto tutta San Fratello era a conoscenza del pericolo che incombeva
e trepidando stava in ansiosa attesa, pur nell'illusione che tutto si
sarebbe concluso con qualche danno al quartiere interessato dal
movimento franoso. Il prof. Rubino, appena si lasciò alle spalle la sua
abitazione, vide, con sua incredibile sorpresa, sprofondato un largo
tratto di strada. Sorpreso e preoccupato, si recò dal Sindaco, il cav.
Benedetto Ricca, con il quale raggiunse il municipio. I due
amministratori non avevano ancora raggiunto il palazzo comunale quando
sussulti, lacerazioni e crolli si verificano da una parte e dall'altra.
La gente aveva cominciato già a sgomberare le case portando le
masserizie nel centro del paese, dato che era stato vietato di
rifugiarsi dentro il monastero delle Benedettine. Intorno alle 11 sia il
sindaco che gli impiegati dovettero abbandonare il municipio per la
drammaticità dei segni premonitori e la precarietà della situazione
generale, che di lì a qualche ora si sarebbe trasformata in morte e
terrore. |
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foto di
due storiche vie di San
Fratello che oggi non esistono più |
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Particolare del centro
storico di San
Fratello (1890) - il centro del paese si trovava esattamente sotto la
Roccaforte |
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Alle ore 15 ebbe inizio la tragedia vera e
propria. Il campanile della chiesa madre prima barcollò, poi si schiantò
precipitando quasi sul municipio con un fragore che fece tremare ogni
cosa. La grande campana di bronzo, staccandosi dalla robusta traversa
che sorreggeva e piombando a precipizio nel vuoto, emise gli ultimi
luttuosi rintocchi - quasi un doloroso mortale addio al paese - e si
inabissò fra una nuvola di polvere e le informi macerie. Man mano che la
luce del giorno, pallida come la morte, riflettendosi sulla neve caduta
durante la notte, schiariva e mostrava le dimensioni dell'evento
franoso, si andava facendo sempre più visibile, gigantesca e
apocalittica la distruzione di San Fratello. |
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Un urlo improvviso si alzò a un certo
punto dalla folla disperata: "Roccaforte cade! Roccaforte cade!". I muri
di sostegno e le case addossate al gigante di pietra, nel quartiere San
Nicolò, cominciarono infatti a piegarsi su se stessi, a sbriciolarsi e a
rotolare lungo la china, con un fragore che pareva venisse dall'inferno.
Voragini immense, terribili come bocche spalancate, si aprirono qua e
là, inghiottendo quartieri, chiese, strade, piazze, case povere e
palazzi sontuosi. Quando arrivò la sera di quel sabato di delirio della
natura, la catastrofe era compiuta; il millenario paese normanno non
esisteva più; era stato - per così dire - chiuso nella tomba. Sette i
quartieri cancellati come fossero parole scritte col gesso sul nero di
una lavagna: Municipio, Pescheria, Monastero, Sant'Ignazio, Crocifisso,
Porta Sottana, Valle. |
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La notizia si sparse come un fulmine in
tutta l'Italia e cominciò immediatamente una straordinaria gara di
solidarietà per aiutare i circa 10.000 profughi che avevano perduto
tutto. Anche il gen. Di Giorgio vide scomparire la sua bella casa di San
Fratello, dove abitava con la famiglia e dove erano custoditi tanti
ricordi. Riferisce un quotidiano del tempo, in data 11 gennaio 1922,
quanto segue: "Il Governo avrebbe evitato il disastro, se avesse accolto
e provveduto subito alle giuste richieste del generale Di Giorgio, il
quale a suo tempo aveva intuito la minaccia della frana. Furono fatti
tempo addietro alcuni saggi, ma alle pressioni del Di Giorgio, allora
nuovo rappresentatnte politico, il Governo non ha voluto a tempo debito
provvedere per il risanamento, che certamente
avrebbe oggi salvato questo ridente, ricco comune".
Di Giorgio aveva, dunque, previsto l'eventualità di
una rovina smisurata, aveva avanzato al Governo la
richiesta di interventi di consolidamento del
territorio. Ma, come spesso accade, non se ne fece
nulla. |
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